Il Luogo

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Appena varcata la soglia di Vulcanica…
non puoi non notare un elemento forte che identifica subito lo spazio: alla sinistra si erge un cono vulcanico in piena eruzione! Il magma cola fino a raggiungere i tuoi piedi in sinuosi semicerchi di colata pietra lavica, ancora incandescente, che si espande dappertutto: il metallo si fonde a contatto col fuoco per poi trovarsi riplasmato in cesellate lastre di ferro che fungono da mobile-vetrina, ripiani, o fiammeggianti lampade. Il paesaggio si presenta grigio e affumicato, ma animato da venature rosso caldo e gialle, dove il colore della natura riesce ancora a distinguersi sotto forma di minuscole piante dai rustici vasi cotti in fornace e dal verde fitto della foresta, pronta a riprendere il suo posto, che sovrasta questo spazio, lungo i muri periferici.
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Raggi di luce vengono rimandati da specchi e siliceo vetro-lampada. Anche gli animali presenti animano le pendici e le caverne-nicchie-tane di questo inesorabile, ma sublime conflitto: uccelli gufi-cigni-galline, cornuti arieti-stambecchi, spaurite pecore, teneri obbedienti cavallini, altezzose giraffe.

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Giostrine di coloratissimi esseri viventi che, in equilibrio su precipitanti allegorici vasi, segnano con la loro statica presenza, un avvenimento cui assistono ciclicamente contemplativi.
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Inquietanti bambole-ragazze ci raccontano le storie un po’ torbide nella loro accattivante ingenuità. Tutt’intorno l’esplosione del vulcano ha seminato frammenti riplasmati di metalli, legni, cuoi, gomme, fibre. Percorrendo l’interno del camino, scivoliamo giù in moto spirale-ferreo risucchiati dalle profondità della Terra dove tutto si fa grigio e caldo: un pavimento dai cromatismi rame fluido ci sorregge, il tetto si fa grigio intenso, in un habitat da storia di avventura per ragazzi: siamo nell’interno delle viscere del pianeta, dove nessun esploratore ha mai potuto avventurarsi.
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Qui tutto si confonde fino a farci perdere l’orientamento: dove sarà la strada per ritornare indietro? Non ci resta che abbandonarci o…..risalire da dove siamo giunti: il fumo ci spinge verso l’alto. Fuoriusciamo dal cratere, dove improvvisamente si illumina tutto e si domina la piazza, come in montagna, dove si può riposare seduti al tavolino delimitato da una siepe, per meditare sull’eterno.
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"e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare."